Fa caldo. I vestiti mi si appiccicano addosso, la testa sembra sul punto di spaccarsi.. Ho sonno. Ma non voglio dormire. Voglio esplodere. Voglio che questo ribollio che sento dentro cresca fino a scoppiare. Elettrica, mi sento così. Mi sta tutto stretto. I vestiti, le mura, la pelle.. Tutto. Lui continua a parlare e io non lo sento. Sbuffo e guardo da un'altra parte "mi stai ascoltando?" "Certo" "Guardami" mi fa girare verso di lui. Mi tolgo con uno strattone. Non toccarmi. Me ne vado e lo lascio li, senza una parola. Salgo in auto e metto in moto sgasando. Schizzo via. Finestrini giù musica alta, altissima, più alta delle urla che sento dentro. Nuvole nere che scorrono rapide e si ammassano in un angolo di cielo grigio piombo. I tuoni ancora lontani. Accelero. Sto andando da Lui. Non lo chiamo. Lascio che sia l'istinto a fare tutto. Ho voglia di sciogliere la tensione, di farmi scopare, di scoparmelo. Ho voglia di baci che tolgono il respiro e di morsi e mani che stringono e graffiare la pelle e sentirmi riempita, sazia, sua. Lascio l'auto nel primo posto libero, scendo e sbatto la portiera. Prime gocce di pioggia. Corro. L'acqua a secchiate mi raggiunge prima che io arrivi al suo portone. Suono. Mi può vedere dall'obiettivo. Non dice nulla, mi apre. Salgo. Acqua addosso. I capelli sugli occhi. Lui sulla porta. Sorridiamo. Un sorriso nostro, strano. Non è allegro. E' a metà. E' un riconoscere quello che turbina nell'altro. Entro, le labbra incollate alle sue, le mani che cercano la sua pelle, la porta che si chiude dentro di noi. Strappami i vestiti e mangiami. Respiriamo l'uno dell'altra. Il divano, il pavimento, dove vuoi non importa. I tuoni fanno vibrare i vetri. Le immagini al ritmo della luce fredda e bianca dei lampi. La nostra pelle sudata, bagnata, incollata. I nostri odori. Lui sotto di me le sue labbra il suo respiro caldo i capelli che scivolano..lui dentro di me io che mi muovo, che lo avvolgo, lo trattengo, lo sento vibrare e mi sciolgo. Le sue braccia intorno al mio corpo. Brividi e tuoni lampi e sospiri pioggia e sussurri. Prendimi. La schiena sul pavimento, lui su di me, le gambe spalancate, lui dentro di me, fino in fondo, occhi negli occhi poi si nasconde fra i miei capelli. Sempre più a fondo, sempre più intenso. Solo più i nostri respiri, i miei gemiti.. le mie urla. Urla che tolgono il fiato come i suoi baci come la sua voce, le sue mani. Tanto lo so che come mi scopi tu non mi scopa nessuno. Tanto lo sai che non ne usciamo. Prendimi. Fammi esplodere.
E' come se tutto fosse stato raso al suolo da una bomba atomica, dentro di me. Mi risveglio e lui è li che mi guarda "non andare". Prendo la camicetta, i miei capelli impigliati fra le sue dita, gli occhi che fuggono sulla gonna appallottolata sotto al divano. "non andare". Cos'è, questo? Cos'è? Un ordine? Una richiesta, un'implorazione, un consiglio? Cos'è? Tanto non posso restare, lo sai. Abiti come una corazza, scivolo via. Mi riprende. Mi bacia. Mi lascia andare.Le scarpe. La borsa. Pezzi di me sparsi alla rinfusa come schegge di vetro sul pavimento: qualcuno resta sempre, incastrato negli interstizi, e te lo ritrovi conficcato nella carne a tradimento. "Non piove più" "Già" "Allora ciao" la porta si chiude e io scappo di nuovo. Una vita di fughe, la mia. Di persone lasciate indietro. E' buio e l'asfalto è ancora lucido e l'aria sa di pioggia e di foglie. Tacchi e gocce da una grondaia battono sul selciato, rapidi. Riflessi di luci nelle pozze come piccole fiammelle tremanti, la luce vivida del display. Un ultimo saluto "E' solo questo che vuoi?". Non rispondo. Sono lame... Lame che trafiggono e io voglio far finta di non sentirle. Tanto torno, lo sai, lo so. In auto, di nuovo. Adesso senza fretta, se non quella di sfuggire al desiderio di restare. Ancora musica. Dolce. Note piene e calde che riempiono l'abitacolo, mi avvolgono morbidamente mi scivolano addosso e mi accarezzano. Fari nella notte sul nastro nero che scorre sotto le ruote. Labbra serrate, come a voler contenere tutto quanto. Ma le lacrime, quelle, stronze... Scendono lo stesso. Salate. Lascio uscire loro e lascio entrare la musica. Un groviglio nero e rosso proprio qui in centro al petto. Non sale e non scende. Resta li, vortica. Fa che non ci siano semafori rossi. Una sosta non me la posso permettere. Se freno i pensieri mi si ammassano tutti li, davanti agli occhi. E io poi giro. E non devo. Viaggio a bordo della mia bolla d'aria isolata in mezzo ad altre bolle. Mano che sale ad asciugare, a cacciare via la rabbia mista a mascara e polvere blu. Sono arrivata. Respiro. Spengo tutto, anche il cuore. Sono davanti al mio portone, fauci oscure che mi attendono. D'accordo. Adesso basta lottare. Per stanotte basta così.
"Dove sei stata?" E' lì, sulla poltrona, al buio. Passo oltre senza guardarlo, senza ascoltarlo. Rumore della poltrona spinta indietro, dei miei passi, dei suoi. La parete si avvicina pericolosamente al mio viso, il mio respiro contro l'intonaco, il suo contro la mia nuca. "Rispondimi". Immobile, rigida. Chiudo gli occhi. Quel groviglio che avevo nel petto sale un po', mi chiude la gola. E' una lotta. Fammi male, avanti. Dammi un altro motivo per odiarti, un altro per sprofondare. Silenzio.Attimi che sembrano eterni. Stringe. Preme. Trattengo il respiro, trattengo la rabbia. Ansima. Quanto possiamo andare avanti così.. E'solo questo che vuoi, solo questo, solo questo, solo..E' solo questione di tempo. Mi lascia i capelli, si scosta. Pochi millimetri, quanto basta. Graffio. Strisce sottili di sangue a sporcargli la piega dura delle labbra. La sorpresa e la rabbia nei suoi occhi. Anche nei miei. Respiro. Di nuovo. Non mi devi toccare. Striscio nella mia stanza. La porta fra di noi. E la cassapanca a tenerla chiusa. Via i vestiti. Mi infilo sotto la doccia, prendo aria. Ancora... La parete fredda, l'acqua calda,la lascio scorrere su di me, sui capelli dove hai respirato tu, sul viso, sul corpo. Via tutto. Scivolo giù. Mi lascio andare. Tremo. Tonfi. I suoi pugni contro la porta, il mio cuore contro le ossa. Vattene... Vattene. Sparisci. Cosa vuoi ancora? Silenzio. Shhh. E' solo una piccola tregua. Domani ricomincerà. La sua smania di possesso mascherata da senso di protezione.Il mio bisogno della libertà che mi illudo di avere. Gli scontri silenziosi. Le fughe. Tornare perchè non posso fare altro. Non volerlo. Non voglio. Devo. Mi divora da dentro questo fuoco. Se solo lo sapessi spegnere. Se quest'acqua lo facesse, invece di alimentarlo. Se solo ci riuscissi. Morte cerebrale. O dell'anima. Qualunque cosa per riuscire a sopportare. Prima o poi tutto questo finirà.
"Sei pronta?" linea interrotta, punta spezzata. Chiudo gli occhi e li riapro sulla mia maschera da bambolina riflessa nello specchio. Sorridi bambolina. Devi essere perfetta. Lui ti sta guardando. "finisco di truccarmi e arrivo" "Sbrigati, ci aspettano". Attendo che lui si allontani. Mani che tremano, riprendere quella linea non è facile. Non è mai facile quando qualcosa si spezza. Respiro e mi dipingo il volto, gli occhi, le labbra. Una goccia del profumo che mi hai regalato tu, fra i seni. Come un tuo piccolo bacio. Ritiro tutto, metto in ordine,spengo la luce, prendo la borsa.. Movimenti rapidi per la stanza semi buia. "Era ora" mi prende per mano, lo lascio fare. Non mi importa di nulla, adesso. Non sono nemmeno qui. Non con i pensieri. "Sei bellissima, stasera" annuisco, come sempre. Smettila. Portami dove devi e facciamo in fretta. Non voglio pensare, non voglio sentire. Lo seguo. Luci fredde dei neon che ci rimbalzano addosso, la schiena contro la parete dell'ascensore. Silenzio che ci avvolge come spire di fumo. Lascio la sua mano. La riprende. Stringe. "Sorridi". Aria densa, pesante, umida. Le porte che si aprono. Socchiudo gli occhi. Sono tutti li. Trattengo il respiro e mi butto. Se riesci a far finta che ti piaccia, farà meno male. Sorridi. Lui parla e io mi muovo come una marionetta nelle sue mani. E' una danza di cui conosco i passi a memoria e mi trascino a compierli, sempre uguali, ritmati, stanchi. Sorridi. La sua mano stringe. Rispondo. Seguo il copione. Mi lascio guardare. Salgo in auto. Controllo il trucco. Allaccio la cintura. Macigno sul petto. Ma sorrido. Sorrido e lascio che le cose vadano come devono, le lascio scorrere sotto ai miei occhi spettatrice di me stessa.
Mi guardo scendere dall'auto e seguirlo dentro...Il locale è un girone infernale dove corpi si contorcono al ritmo martellante della musica troppo alta per parlare, per ascoltare...mi sobbalza qui, in mezzo. Odore di sudore, sesso, acido e alcohol si abbatte su di me, mi stordisce, mi inebria... Luci stroboscopiche regalano istantanee di sorrisi e ghigni, smorfie, lingue, occhi, labbra, seni, mani, pelle lucida...Il tuo volto. La tua schiena. I tuoi capelli. La tua giacca. No, non sei tu. E' qualcuno che ti assomiglia.. I tuoi occhi. Stop. Sei tu, non mi sbagliavo. Tutto il resto continua a dimenarsi attorno a noi ma non lo vediamo più, non lo sentiamo più. I nostri sguardi hanno creato una camera d'aria in cui ci siamo solo noi. Non venire qui, non lo fare. C'è lui. E' il limite che non dobbiamo passare. C'è un mondo nostro in cui io e te possiamo toccarci e c'è un mondo a parte in cui noi siamo sconosciuti. "E' solo questo che vuoi.. ?". E' solo questo che voglio perchè se entrano in collisione esplodono e non ci sarà più nulla.. Nulla, lo capisci?. Non muoverti. Restiamo così. Guardiamoci. Tu mi leggi dentro, lo so. "Vado a prenderti da bere, non ti muovere" annuisco. Sorrido. Brava bambolina. Tu non ci sei più. La musica mi inghiotte, il girone si stringe sulla mia gola. Corpi su corpi su di me. "Stai bene?" la tua voce, alito caldo sul collo. Hai bevuto. Sto bene. Si. Credo. Non lo so. Posso stare bene? "Vieni con me" "Non posso" "Vieni" ti seguo. L'ammasso di carne e ossa e sangue brulicante si allontana, sempre di più. Vedo lui che mi cerca ma non mi trova. Ti seguo. Non guardo più indietro. Angolo silenzioso e tranquillo, nido ovattato che ci nasconde... "Sei pallida" "Sto bene" "Resta con me stanotte" sussurri all'orecchio, mano che mi carezza la schiena,respiri sul collo, brividi lungo il corpo. "Lo vuoi anche tu" Si, lo voglio anche io. E di colpo non mi ricordo più perchè mi torturo per non prenderlo, quello che voglio. Sorrido. Stavolta davvero. Lascio cadere la maschera e la pelle. Resto con te stanotte. Portami via.
Lui è lì fuori, sta aspettando da ore. Cumulo di stracci accartocciato contro il muro davanti alla finestra, zuppo di pioggia e di esasperazione. E' solo questo quello che voglio. "Il caffè è pronto" chiudo la tenda e mi giro, morbido abbraccio di una tua vecchia felpa in questa luce grigia che ci danza addosso nel silenzio del risveglio lento e sonnacchioso di questa domenica mattina. "E' lì?". Mi stringo nelle spalle e mi allungo a pancia in giù sui cuscini, la pelle abbronzata che si scopre è l'ultimo ricordo di un'estate ormai troppo lontana per sembrare reale. Aroma di caffè e di sigarette, le tue dita seguono le linee del mio corpo alla ricerca di qualcosa che non potrei darti a parole. Le conti, le cicatrici, anche quelle dentro. Le conti e le domande restano sospese nel vuoto sopra la mia nuca, non mi giro per non dover rispondere. Rincorro le linee del parquet con lo sguardo, dando l'ultimo tiro alla sigaretta. La schiaccio nel portacenere: sembra quello che faccio col mio cuore, schiacciarlo, premerlo, strizzarlo fino a farlo spegnere; butto fuori il fumo girandomi sul fianco pigramente. "Cosa pensi di fare?" Bere il mio caffè, scoparti, farmi una doccia, rivestirmi e uscire di qui, fuggire di nuovo per tornare anche se non voglio, prima che decida di superare il limite anche lui. Ma non te lo dico. Tanto è una domanda che non vuole risposta, perchè la conosci. Carezzami l'anima, adesso è come la marea che si ritira, sciaborda dolcemente ai limiti dei nostri pensieri che si fondono nei nostri sguardi... magari te la lascio qui insieme al mio odore, come le altre volte. Magari riuscirai a rimettere insieme i brandelli, ricucendoli alla bell'e meglio. Mancherà sempre qualcosa, ma possiamo ricominciare da lì, prima o poi. Prima o poi.. Già. Dammi ancora un po' del tuo sapore, fra un sorso e l'altro di caffè. Ancora un po' del tuo calore...
"Non hai mangiato" "Non ho fame" "Non ti fa bene" Non mi fai bene tu. Non mi fa bene star chiusa qui dentro. Non lo posso sopportare e tu dovresti saperlo. Lo sai e non lo capisci, ecco cosa.. Come potresti? Non lo hai mai provato sulla tua pelle, non sai cosa si provi quando il tuo unico orizzonte è un muro di mattoni o di paure, di bugie. Manca l'aria e annaspo, dentro. Statuina di sale composta e sorridente, questo è il mio muro adesso, fra noi due. Un vulcano apparentemente addormentato, che ribolle nel profondo. Dice che mi farebbe bene sputarti addosso la mia rabbia e la paura... Dice che dovrei urlare e battere i pugni e piangere fino a sfinirmi. C'è qualcosa, lo sento qui, a metà strada fra il cervello e il cuore - atrofizzato - fra ragione e sensazioni. Lo sento nello stomaco, dietro le palpebre, in fondo alla gola..Come faccio a mangiare... C'è qualcosa. Un enorme ammasso scuro e pesante. E c'è qualcos'altro che lo sospinge indietro, mi fa soffocare pur di farmelo ingoiare di nuovo. C'è che in qualche angolino lontano dentro di me covo la consapevolezza di quanto sarebbe devastante, un'esplosione (lo ricordo.. lo so. E' successo. E di me son rimasti solo arti tenuti insieme da carne e ossa e muscoli), sto ancora cercando i pezzi, è per questo. Non succede come nei film in cui uno rivolta la propria esistenza, distrugge, rade al suolo, combatte e poi tutti felici e contenti. Questa è la vita, c'è sempre un poi, almeno finchè avrò la forza, c'è un dopo in cui so già che mi pentirei di una reazione non calcolata, studiata nei minimi dettagli e per qualche assurdo motivo mi ostino a sopravvivere in attesa di poter vivere. Accetto i compromessi per lui. Solo questo. Lui che non può sapere nè capire, non deve. Lui che mi chiede se è solo questo quello che voglio. Grottesco. Sul serio. A volte mi vien da ridere quando lo sento parlare. Non per lui. Per la situazione. Tu urli. Abbassa la voce, mi sto ascoltando. Non ti ascolto, no, come sempre. Non ti vedo, non esisti.. Non ti sento. Galleggio mollemente, appesa, da qualche parte molto distante da te, da questo posto. Tornerò quando avrai finito, sistemerò i lembi sgualciti senza fare domande, aggiungerò un altro mattone al muro. Un mattone fatto di odio, denso.
L'acqua scorre sul vetro, sotto ai miei occhi...Palpebre appesantite dai colpi e dalla stanchezza come quelle troppo truccate di una vecchia puttana sfinita. Tremo di freddo, tremo perchè sono stanca.. Tremo di rabbia perchè non voglio subire, per quel che posso. E' un controsenso, sì. Io ho firmato la mia condanna, la mia discesa verso gli inferi, io l'ho fatto consapevolmente per poter avere Lui per quel poco che mi era possibile. Io sono l'unica colpevole e responsabile. Dovevo immaginare che sarebbe andata così, che non ti saresti accontentato. Ma è troppo comodo per te, usare questa scusa.Troppo comodo sarebbe per me lasciare che le cose vadano così. E' che dovevo toccare il fondo e trascinarmi nella polvere e nello schifo, per capire, per rialzarmi, per reagire. Dovevo arrivare fino a qui. Era necessario. Il display si illumina e fende il buio con la sua luce azzurrognola, mi costringe a distogliere lo sguardo, mi costringe a smettere di tremare. Pochi movimenti delle dita sui tasti e Lui è di nuovo con me, con le sue parole. Un piccolo sorriso squarcia la maschera, uno vero. A volte sembra sangue fresco sulla neve... E Lui.. Lui non so come faccia, ma mi "sente" anche solo così. Lo capisce, che ho lasciato cadere un altro strato, che sta cambiando qualcosa. Non so se riesca davvero a comprendere fino in fondo, ma qualcosa lo percepisce. Lui sì. La tua ombra si muove li fuori, lo so che stai aspettando. So che vuoi impedirmelo. E tu sai che non mi avrai mai davvero, nemmeno facendo così. Non mi hai mai avuta. Mi risollevo aggrappandomi alle pareti, mi costringo a raddrizzarmi. Mi rivesto delle mie maschere, mi trucco ancora con quell'espressione da pupazzetto inconsapevole che tu vuoi vedermi addosso. Non puoi fermarmi e adesso lo so anche io. Così come so che quello strappo dentro me lo hai fatto tu e non si può ricucire, non del tutto. Però si può rattoppare e forse può andare bene lo stesso così. Qualunque cosa, qualunque strada, pur di non cedere al tuo volermi annichilire. Resto avvinghiata a quella parte di me che tu non hai ancora raggiunto e la difendo con le unghie e con i denti. Puoi colpire ancora, puoi negarmi quello che vuoi.. Ma non puoi togliermi questo. Ti sfilo accanto e ti sfuggo prima che tu possa afferrarmi. Mi lasci andare perchè credi che tornerò. Però non ne sei più tanto sicuro. Ho visto il dubbio nei tuoi occhi. E mi ha fatta sorridere.
http://www.youtube.com/watch?v=dZm7YWFDlGs
Cammino, sola, in mezzo alla strada. Il buio mi avvolge e la pioggia mi scivola addosso, i capelli incollati al viso in questo scenario da incubo. I palazzi sono scheletri vuoti. I miei fantasmi mi seguono placidi, tanto sanno che non sfuggirò loro. Le mani tremano. La prospettiva è distorta. Cammino. Barcollo. Il freddo si insinua con le sue lunghe dita sotto la stoffa, mi artiglia lo stomaco, lo strizza. Frammenti di lui che mi riafferra e spegne ogni mio sogno, ancora una volta. Frammenti di me che si sono persi da qualche parte fra le trame del tappeto, piccole stille di sangue. Lento e inesorabile.. Continuo.. Inarrestabile... Mi divora da dentro e mi uccide a piccoli sorsi...Mi strappa piccoli pezzi di carne, uno ad uno, con metodica calma. All'inizio non lo capivo.. Ora è troppo tardi. E il cielo è sempre grigio piombo e mi pesa sulla testa. Rimbombano i miei passi e i miei pensieri che frullano le ali impazzite come farfalle chiuse in una campana di vetro. Riflusso acre fra le labbra sa di sangue e vomito e odio e dolore. Trascino un passo dopo l'altro costringendomi a cercare rifugio per non soccombere.
I stand, look in my hands
I talk with these lines
It's not the answer
I'm crying and now I know
Looking the sky
I search an answer
So free, free to be
I'm not another liar
I just want to be myself... myself
...Un abbraccio. E' questo che sto cercando. Il morbido tepore delle tue braccia che mi stringono a te, del tuo respiro sulla mia testa, delle parole sussurrate quando non soltanto intuite. Leggo nei tuoi occhi la domanda inespressa, adesso che mi hai aperto la porta. E la risposta è questa, ma non c'è bisogno che te lo dica. Ne porto lo strazio dipinto in viso. Il baratro è li a un passo e io devo decidere se lasciarmi cadere nel vuoto o cercare appiglio o restare in precario equilibrio finchè il vento deciderà per me. Non so nemmeno da che lato stai, tu. Però adesso sono qui, al resto penseremo poi...
And now the beat inside me
is a sort of a cold breeze and I've
never any feeling inside
around me I bring my body
carry it into another world
I know I live... but like a stone I'm falling down
La porta si chiude alle nostre spalle e il mondo resta fuori. Le pupille dilatate non sopportano la luce. Mi metti il braccio intorno alle spalle...Chiudo gli occhi e mi aggrappo a te. Respiro il tuo odore. Lascio cadere brandelli della mia vecchia pelle, dietro di me. E' un cambiamento lento, a cui stiamo assistendo impotenti. Non sappiamo dove ci porterà, se sia un bene. Mi sfiori come se fossi fatta di cristallo, come se avessi paura di farmi male, di rompermi. Il divano. Il cuscino rosso, quello che stringo sempre e poi ti tiro addosso quando giochiamo. La coperta. Il caffè. Il portacenere sbeccato. Il davanzale e la finestra aperta. Ho bisogno di cose che conosco per tornare indietro. Ti siedi vicino a me e mi offri rifugio sul tuo petto. Non sai perchè, ma sai che adesso è questo che mi serve. Lo sapresti anche se non fossi qui.
E tu? Tu perchè sei qui? C'è qualcosa di malato in tutto questo, qualcosa che sta li in agguato e prima o poi ci distruggerà. E' così, che funziona, con me. Te lo avevo detto ma tu non vuoi sentire: mi fai quasi rabbia, per questo. Ma tu non ascolti. Non questo... Tu lenisci le ferite, mi culli e mi tieni con te, ostinato folle che non sei altro, ancora credi di poter cambiare le cose. Non ho più le forze nemmeno per oppormi a questo. Le mie labbra sul tuo collo, rannicchiata contro di te, ti racconto tutto. E tu, zitto, raccogli la confessione. Il tempo s'è fermato, lo senti anche tu? C'è quella strana sensazione di immobilità, di inerzia. Solo le parole continuano a fluire senza che io riesca più a fermarle insieme alle lacrime e quella che adesso stringi fra le braccia è soltanto l'ombra di me stessa, consumata e sfinita.
Damned, looking into the sky
I can feel this rain
right now it's falling on me
fly, I just want to fly
life is all mine
some days I cry alone,
but I know I'm not the only one
I see that another day is gone
I don't wanna die...
Please be here when I arrive, don't die... please